mercoledì 20 agosto 2008

Silenzio Assordante


Famiglia Cristiana attacca il Governo, l'opposizione tace. Qual'è l'opinione del PD? Personalmente non considero completamente corretta l'analisi dei "Cattocomunisti" (definizione data da un'idiota), ma credo che un "centrosinistra" potrebbe anche riflettere su questi temi, visto che sullo scarso equilibrio della nostra democrazia e un ritorno di pratiche e mentalità fasciste hanno cominciato a riflettere in tanti. Silenzio assordante.

Prima i rom, ora gli immigrati. Ma la vera emergenza nazionale sono le famiglie, sempre più povere: a quando un "lodo" speciale, in tempi brevi, come quello "Alfano"? Ci sono i poveri (sempre più numerosi) e i "mezzi poveri" (quelli che coltivano pomodori sui balconi di casa). Eppure, per entrambi, non c’è allarme generale, né "emergenza nazionale". Non portano voti, non sono "di moda", come la giustizia, la sicurezza e l’inutile "lodo Alfano", approvato a razzo, in un solo giorno, dal Senato. Poi s’è discettato sull’inno di Mameli, dopo il dito medio di Bossi alzato al cielo della Padania, tra i rimproveri (apprezzati) di Fini e le spallucce (deprecabili) di Berlusconi. Ma in cento giorni, nessuno (neanche l’opposizione) ha dato un forte segnale contro povertà e recessione. Se le famiglie non ce la fanno più, che si arrangino! Nella Finanziaria, approvata con la fiducia (ma ci sono dubbi sulla fedeltà della maggioranza?), non c’è uno straccio di provvedimento a favore di salari e pensioni. Intanto, il divario del reddito familiare tra Nord e Sud è pari a 10 mila euro. La politica, sempre più miope e lontana dai bisogni della gente, è solerte solo nei tagli e nei sacrifici da imporre alla gente, senza dare l’esempio. Anzi. Al Senato, nonostante i gruppi parlamentari dimezzati (da 11 a 6), si spende ancor di più. Il limite invalicabile dell’inflazione programmata vale solo per i comuni cittadini, non per gli "spendaccioni" senatori. In un’Italia in piena crisi (il 40 per cento degli italiani non fa nemmeno una settimana di vacanza all’anno), anche un gesto di sobrietà sarebbe apprezzabile. E invece, il Palazzo abdica alla moralità, abbandonando a sé stesse milioni di famiglie. Bastano propaganda politica (ma la campagna elettorale non è finita da mesi?) e fumo negli occhi, a distrarre gli italiani dall’assenza di una vera idea per risollevare il Paese. Tanto c’è l’alibi dell’aumento del petrolio o il pericolo di rom e immigrati: e via allora con i "fuochi d’artificio" a illudere l’opinione pubblica. Di emergenza in emergenza, oggi tocca agli immigrati (e domani?): problema vero, ma non siamo all’invasione. I provvedimenti straordinari (quanto disumani) hanno suscitato pure lo stupore del Quirinale. Se sono loro il problema nazionale, perché nelle scoppiettanti conferenze stampa del presidente del Consiglio non se ne fa cenno? A quando un Paese normale, maturo e responsabile, che affronti i veri problemi, rinunciando agli allarmi propagandistici per soli calcoli elettorali? Almeno, risparmiamo agli italiani l’ipocrisia della retorica: che «tutto è fatto per ragioni umanitarie e per il loro bene». Ma da quand’è che è scoppiato l’amore dei politici per rom e immigrati? Così, in Italia la forbice tra ricchi e poveri è sempre più larga, i prezzi raddoppiano e gli stipendi sono al palo. Il "federalismo fiscale" (cui si sacrificano fette di democrazia) «rischia di mettere in ginocchio il Sud», come dice il ministro Fitto. Ma è il prezzo da pagare per i perversi scambi di favori tra partiti di Governo. E l’opposizione? Nessuna idea seria per economia e riforme, solo contorcimenti su che cosa fare da grandi. Intanto, per non smentire il tipico masochismo della sinistra, si logorano in battaglie interne tra Veltroni e D’Alema (ma, scusate, non s’erano già fatte le primarie?). L’inerzia politica ci preannuncia un autunno caldo.


Il Presidente spazzino nel 'Paese del marciapiede'
"È un 'Paese da marciapiede' quello che sta consumando gli ultimi giorni di un’estate all’insegna della vacanza povera, caratterizzata da un crollo quasi del 50% delle presenze alberghiere nei luoghi di vacanza. Dopo vari contrasti tra Maroni e La Russa, sui marciapiedi delle città arrivano i soldati, stralunati ragazzi messi a fare compiti di polizia che non sanno svolgere (neanche fossimo in Angola), e vengono cacciati i mendicanti senza distinguere quelli legati ai racket dell’accattonaggio da quelli veri. A Roma il sindaco Alemanno, che pure mostra in altri campi idee molto più avanzate di quelle che il pregiudizio antifascista gli attribuisce, caccia i poveri in giacca e cravatta anche dai cassonetti e dagli avanzi dei supermercati. Li chiamano scarti, ma lì si trovano frutta e verdura che non sono belli da esporre sui banchi di vendita. E allora se vogliamo salvare l’estetica, perché non facciamo il "banco delle occasioni", coprendo con un gesto di pietà (anche qui "estetico"), un rito che fa male alle coscienze? Nei centri Ikea lo si fa, e nessuno si scandalizza. Anzi. Ma dai marciapiedi sparisce anche la prostituzione (sarà la volta buona?) e sarebbe ingeneroso non dare merito al Governo di aver dato ai sindaci i poteri per il decoro e la sicurezza dei propri cittadini. A patto, però, che la "creatività" dei sindaci non crei problemi istituzionali con questori e prefetti e non brilli per provvedimenti tanto ridicoli quanto inutili; e che il Governo non ci prenda gusto a scaricare su altri le sue responsabilità, come con l’uscita tardiva e improvvida (colpo di sole agostano?) della Meloni e di Gasparri, che hanno chiesto ai nostri olimpionici di non sfilare per protesta contro la Cina (il gesto forte, se ne sono capaci, lo facciano loro, i soliti politici furbetti che vogliono occupare sempre la scena senza pagare pegno!). Tornando al "Paese da marciapiede", ha fatto bene il cardinale Martino, presidente del Pontificio consiglio per i migranti, ad approvare la lotta al racket dell’accattonaggio senza ledere il diritto di chiedere l’elemosina da parte di chi è veramente povero. Il cardinal Martino ha posto un dubbio atroce: la proibizione dell’accattonaggio serve a nascondere la povertà del Paese e l’incapacità dei governanti a trovare risposte efficaci, abituati come sono alla "politica del rattoppo", o a quella dei lustrini? La verità è che "il Paese da marciapiede" i segni del disagio li offre (e in abbondanza) da tempo, ma la politica li toglie dai titoli di testa, sviando l’attenzione con le immagini del "Presidente spazzino", l’inutile "gioco dei soldatini" nelle città, i finti problemi di sicurezza, la lotta al fannullone (che, però, è meritoria, e Brunetta va incoraggiato). Ma c’è il rischio di provocare una guerra fra poveri, se questa battaglia non la si riconduce ai giusti termini, con serietà e senza le "buffonate", che servono solo a riempire pagine di giornali. Alla fine della settimana scorsa sono comparse le stime sul nostro prodotto interno lordo (Pil) e, insieme, gli indici che misurano la salute delle imprese italiane. Il Pil è allo zero, ma le nostre imprese godono di salute strepitosa, mostrando profitti che non si registravano da decenni. L’impresa cresce, l’Italia retrocede. Mentre c’è chi accumula profitti, mangiare fuori costa il 141% in più rispetto al 2001, ma i buoni mensa sono fermi da anni. L’industria vola, ma sui precari e i contratti è refrattaria. La ricchezza c’è, ma per le famiglie è solo un miraggio. Un sondaggio sul tesoretto dei pensionati che sarà pubblicata su Club 3 dice che gli anziani non ce la fanno più ad aiutare i figli, o lo fanno con fatica: da risorsa sono diventati un peso. È troppo chiedere al Governo di fugare il sospetto che quando governa la destra la forbice si allarga, così che i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono?"

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