giovedì 25 settembre 2008

Le ali del capitalismo agonizzante


È passata una settimana dal giovedi in cui Cgil rifiutava le condizioni di Cai e provocava giubilo a Fiumicino. Oggi hanno firmato anche loro, Alitalia -come dice l'enorme schermo alle spalle di Vespa- resta italiana. Che vuol dire che i debiti verranno pagati dal popolo, che verserà 80-100 euro a testa per ripagare i buchi creati da anni di gestione corrotta, malandrina, incompetente se non delittuosa. Che vuol dire tagli grossi sugli stipendi dei lavoratori e, soprattutto, una delle speculazioni, credo, più grosse della storia italiana, vedremo tra 4-5 anni. Noi, la gente, quelli dallo stipendio medio a tra i 1100 e 1300 (secondo Veltroni), pagheremo il prezzo che l'imprenditoria italiana fissa per i loro affari schifosi. E mi domando: che cazzo c'è da festeggiare?! Non conta niente che qualche mese fa sul piatto ci fosse un'offerta che si accollava tutti i buffi. L'italiano, quello che non arriva a fine mese, pagherà l'ennesimo pizzo al capitalismo e pagherà per avere Berlusconi al governo, dato che l'italianità del marchio è stato un suo cavallo di battaglia elettorale. Sarà italiana la nostra compagnia aerea, come la Fiat e le sue industrie sempre più a est, industrie pagate da salvataggi statali. L'Italia salva la Fiat, la Fiat va a produrre "benessere e ricchezza" in India, Cina, Polonia... E intanto il mondo crolla, il liberismo vede il suo tramonto, e quando sarà cadavere non sarà bello ballare sulla sua tomba. Crolla perchè si è scordato completamente di regolare il mercato, crolla per assenza di politiche sociali, crolla perchè si è creata ricchezza sul nulla. Cosa abbiamo imparato da tutto questo? Nulla.


"Per il liberismo fondamentalista la caduta di Wall Street equivale a ciò che è stata la caduta del muro di Berlino per il comunismo"
Joseph Stiglitz, Premio Nobel per l'economia.

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